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APPIANI ANDREA
MILANO 1754 - 1817
 
Nato a Milano il 23 marzo 1754 da una famiglia oriunda di Bosisio; morto in Milano l’8 novembre 1817. Per essere il maggiore ed il più tipico dei pittori italiani del periodo neoclassico, il suo nome è usato per indicare tale periodo. Egli fu infatti il geniale esaltatore del Regno italico fondato da Napoleone. I contemporanei lo chiamarono «il pittore delle Grazie». Riprese l'arte della pittura a fresco, già vanto della Lombardia. Più che ai suoi mediocri maestri, il De Giorgi e il Giudici, egli deve la sua capacità esecutiva all'esempio e alla tecnica dello Knoller e dei Traballesi. La sua ispirazione viene dal Correggio a Parma e da Raffaello a Roma ove andò nel 1791 e dove studiò le pitture del Mengs per raggiungere anche Napoli. L'eleganza dello stile ed il gusto del colorito - pur senza rappresentare una audace e novatrice originalità - lo isolano fra i suoi contemporanei infetti di statuaria teatralità e di classica freddezza. Egli segna una felice ripresa della chiara serenità dell'antica scuola lombarda che le influenze secentesche della scuola spagnola e dalla bolognese avevano oscurata. La più parte delle sue opere è chiusa nella vecchia cerchia della sua città, eppure, nella sua città, egli è più famoso (di una fama tradizionale e popolare) che davvero conosciuto. Arricchì di affreschi la chiesa di Santa Maria presso San Gelso, la Villa e il Palazzo Reale di Milano e la Villa Reale di Monza (i cartoni di alcune di queste maggiori decorazioni rappresentano già un convincente documento d'Arte, particolarmente interessante; e sono conservati nella Galleria d'Arte Moderna di Milano); fu in Milano che il generale Buonaparte lo nominò nel 1796 «Commissario Superiore» per la scelta delle opere d'arte da inviare a Parigi. All'ingrato incarico l'Appiani si sottrasse col pretesto di una malattia. Tuttavia fu molto ammirato dai francesi e fu invitato nel 1801 a Parigi ove suscitò anche l'invidia del David. Tornato a Milano gli onori si susseguirono e fu anche nominato Conservatore della Pinacoteca di Brera. Colto da un attacco apoplettico sul lavoro, morì nel 1817 dopo quattro anni di infermità. Al suo funerale nella chiesa della Passione, in una solenne orazione, il Berchet salutava «la gloria del suo nome», che non valse però a conservare le ossa andate disperse, come quelle di altri illustri milanesi, nel cimitero di San Gregorio. I dipinti a fresco e ad olio dell'Appiani, perché condotti con una magistrale sicurezza e probità di tecnica, godono di una rara conservazione. Non pochi ritratti del generale Bonaparte, di Napoleone imperatore e re, della sua famiglia, e quadri di soggetto, andarono dispersi o distrutti al ritorno degli austriaci. Della sua copiosa produzione, sono da menzionare: Il ratto d'Europa, due opere del 1778 in collezione privata; un ventaglio a tempera nella collezione Turri di Milano; Napoleone I Console ed il Ritratto alla principessa Belgioioso d'Este nella Villa Melzi a Bellagio; il Ritratto del generale Desaix e quello della Signora Regnaud de Saint-Jean d'Angely nel Musée National di Versailles; quello della Signora Angelini nell'Ambrosiana di Milano; quello di Vincenzo Monti alla Galleria d'Arte Moderna di Roma; l'Autoritratto nella collezione Menni di Milano; Apollo con le Muse sul Parnaso; Napoleone che getta un ponte sul Danubio; La natività di Gesù; Episodio di storia romana;. Incontro di Giacobbe con Rachele; L'incoronazione di Giove, alla Galleria d'Arte Moderna di Milano; Toletta di Giuntane, nella Galleria Tosio di Brescia; Madonna con Bambino; Ercole che consegna Dejanira al Centauro Nesso; L’Autoritratto e il Ritratto di Ugo Pascolo nella Pinacoteca di Brera a Milano; ritratto della Marchesa Porro Lambertenghi Serbelloni; ritratto del Nob. Stefano Mainoni; ritratto di Giambattista Bodoni; ritratto della cantante Grassini; quello della Contessa Margherita Grimaldi Prati nella Pinacoteca Comunale di Treviso e il ritratto di Marianna Waldstein di Santa Cruz a Roma all'Accademia di San Luca; ritratto del musicista Bonifacio Ascoli; ritratto di Mons. Bonsignori Vescovo di Faenza; Baccante; Gli Dei dell'Olimpo; Ercole e Venere; Boez e Ruth. Oggi, però, si tende a dare maggiore importanza a certi ritratti non aulici: e questo perché vi sono maggior spontaneità e naturalezza.
 
 


 

 

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