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| AVONDO VITTORIO |
| TORINO 1836 - 1910 |
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| Nato a Torino il 10 agosto 1836, da una famiglia valsesiana, ivi morto il G dicembre 1910. Studiò dapprima all'Accademia di Pisa; poi per quattro anni a Ginevra, allievo di Augusto Calarne. Nel 1855 a Parigi, nella famosa Mostra rivelatrice della scuola del Fontainebleau, rimase colpito dalle opero della scuola di Barbizon. Così anch'egli, come già il Fontanesi ed altri, ebbe da quell'esempio l'incentivo a liberarsi dall'accademico virtuosismo di tecnica esecutiva, e perciò risolutamente a dedicarsi a quella indipendenza stilistica dalla quale sortirono impronte nuove in un'epoca caratterizzata da un certo grigiore di uniformità. Il richiamo ad un ordine rinnovato di concezione rappresentativa egli lo assecondò con entusiasmo ed amore, nella esecuzione di paesaggi. Per questi svolse particolarmente un verismo tipico, niente affatto racchiuso nella riproduzione fedele di cose e rilievi del quadro visivo, bensì esteso alla rappresentazione interpretativa della natura. Fra gli altri egli influenzò: A. Grosso, Riccardo Pasquini, Federico Pastoris. Si possono distinguere in lui tre maniere: la prima «calamista», la seconda «naturalista» (dal 1855), la terza «individuale» (Stella). Egli divenne, a fianco di Delleani, uno dei «rinnovatori della pittura piemontese dell'800». Fu paesista di gran pregio, di una sensibilità raffinata e sottile, ed improntò le sue opere ad una profonda dolcezza. In tale stato di temperamento incluse quella medesima natura di stile che fu nella letteratura di allora così diffusa. La sua partecipazione ad una corrente artistica nominata avvenirista gli procurò contrasti in Italia e nella Svizzera dove mandava opere sue. Così fu rifiutato per due anni alla Promotrice di Torino, cui fu ammesso finalmente nel 1856 con Mattino nella valle di Saint Robert; Paludi; Mezzodì della Francia; Savoia. I suoi quadri sono di un largo e luminoso respiro, e tutti di vero interesse. Appartengono a raccolte statali e private italiane ed estere. A Roma, dove visse molti anni, la Galleria d'Arte Moderna possiede: La valle del Passino; a Torino il Museo Civico, conserva: A Fiumicino (1879); La contessa Sofia di Bricherasio; Il pascolo. Altri suoi lavori notevoli sono: Paesaggio nella collezione Turri di Milano; La campagna romana (1860); Il Teverone (1861) nella collezione Delleani di Carignano; Prati di Castello (1886); A Lozzolo (1871); Paese (1874); Sulla strada di Calais (1878); Paese (1878) nella collezione della Duchessa di Genova; Alfa (1885); Ultimo studio; Pax (Collezione Fogliato di Torino); Palude; Le canai des Frames; Valletto verde (nelle collezioni torinesi: Tournon, Sandri Agoggio). Inoltre eseguì parecchie acqueforti e numerosi disegni e fu membro de «L'Acquaforte», società di acquafortisti italiani presso l'Albertina e collaborò ai suoi albi. Fu anche stimato archeologo, e di questa attitudine complementare usò per il restauro commessogli di vari monumenti antichi. Col D'Andrade restaurò il castello d'Issogne donandolo allo Stato. Nel 1865 riordinò il Museo del Bargello a Firenze e dal 1890 fu direttore del Museo Civico di Torino. Nel 1912 la Biennale Veneziana gli dedicò una sala con 53 opere, e nel 1952 fu tenuta una sua postuma nell'ambito della XVI Biennale. |
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