Nato a Napoli nel 1836, morto a Firenze il 2 febbraio 1868. Avviato dal padre Vincenzo alle prime nozioni di disegno e pittura, dal 1850 frequenta l’Accademia di Venezia sotto la guida dei maestri Michelangelo Grigoletti, per il disegno di figura, e di Francesco Bagnara, per la pittura di paesaggio. Negli anni 1856-1860 ritorna a Napoli, dove frequenta Palizzi e Morelli ed espone, nel 1857, alla mostra del Reale Museo Borbonico (La Cappella di San Tommaso d'Aquino in San Domenico Maggiore). Nel 1860 si unisce alla Spedizione dei Mille e, in uno scontro con l'esercito borbonico, perde un occhio. Alla fine dello stesso anno si stabilisce a Firenze dove lavora accanto a Lega, Borrani e Sernesi, dipingendo paesaggi, vedute archi¬tettoniche e scene di genere. E’ introdotto dal De Tivoli nel cenacolo artistico del Caffè Michelangelo, centro propulsore del movimento macchiaiolo, di cui sposa la poetica. Nel 1866 interrompe nuovamente la sua attività artistica per partecipare volontario alla battaglia di Custoza, che dà inizio alla III Guerra d’Indipendenza, durante la quale, fatto prigioniero, è internato in Croazia. Rientrato a Firenze nel dicembre di quell’anno, si trasferisce a Castelnuovo di Misericordia, nell’entroterra livornese, dove, tramite l’amico Martelli, conoscerà Giovanni Fattori, che ne apprezzerà il lavoro. Nel dicembre 1867, morsicato dal suo cane, muore per idrofobia, a soli trentadue anni. La sua attività espositiva, tra il 1861 e il 1864, è costante: nel 1861 partecipa all’Esposizione di Firenze, con due Interni della chiesa di San Mi¬niato al Monte, entrambi ammirati e lodati; nel 1863, alle Promotrici di Torino e di Firenze, espone opere eseguite en plein air (Dintorni di Firenze, Ulivi del Monte alle Croci, Motivo presso Castiglioncello); nel 1864, a Brera, presenta Il lattaio di Piagentina. Durante il medesimo anno esegue diversi studi dal vero del Camposanto di Pisa e trascorre l’estate a Castiglioncello, nuovamente ospite di Martelli, con il quale condivide prima l’appartamento fiorentino di via della Sprone, poi una casa fuori porta San Gallo, in comune anche con Zandomeneghi, appena arrivato da Venezia. Fra i lavori più rinomati si citano: Monaco al coro, inviato alla Promotrice di Napoli e acquistato dal Museo di Capodimonte (nel 1870, due anni dopo la sua morte, il quadro fu esposto a Parma e premiato con menzione onorevole); Un interno del Bargello, 1865 (raccolta del comm. Mario Vannini Parenti, Firenze); il Chiostro di Santa Croce (raccolta Visconti Moscardi, Firenze); La preghiera; Interno di una capanna di taglialegna; II celibe; Ritratto di Diego Martelli; II Mugnone presso le Cure; Ponte della Grazia a Firenze e Trittico di ritratti (con al centro il ri¬tratto del Sernesi) nella coll. Cerpi di Torino; Buoi lungo il mare; Buoi al carro (nella raccolta del conte Giustiniani, Firenze); Famiglia di contadini durante la siesta che è una delle sue ultime opere e rivela grande purezza di toni.

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