Nato a Firenze il 9 gennaio 1858, mortovi il 16 febbraio 1917. Si avviò giovanissimo agli studi di pittura ed ebbe per maestri Enrico Pollastrini e poi Antonio Ciseri all'Accademia Fiorentina. Finiti i corsi, frequentò lo studio privato del Ciseri, acquistandovi con l'applicazione tenace e severa una vasta cultura artistica ed ottima tecnica. Fu noto dapprima per i suoi acquarelli, come L'anticamera del Papa, nei quali raggiunse l'eccellenza. Nel 1880, invitatovi dal Sedelmayer, noto negoziante d'arte, si stabili a Parigi dove iniziò la sua rapida carriera. In questo periodo, che va fino al 1896, egli compi le sue opere maggiori : La visita di Milton a Galileo, esposta nel 1893 al Salone dei Campi Elisi, premiata con la grande medaglia d'oro e considerata il suo capolavoro; L'entrata del Delfino; Il testamento; I bibliofili, ed altre importanti tele, tutte premiate poi a Monaco e a Lipsia. Ritornato in Firenze, visse vita ritirata, di continuo lavoro. Le sue tele appena terminate emigravano a Parigi, altri dipinti d'importanza minore figurarono in alcune delle annuali mostre fiorentine. Sono di questo secondo periodo: L'uscita del Cardinale; Paolo Toscanelli e gli ambasciatori del Portogallo; La prova della Messa in Vaticano; La fucina dell'armaiolo; Gerolamo Savonarola e i delegati di Lorenzo de' Medici; Bernardo Vennini e il figlio; Frate nel coro, nella raccolta del comm. Enrico T. Allievi; Giuocatori di bigliardo, in quella del signor Ivo Monti di Milano. Nell'ultimo periodo della sua attività lasciò la tavolozza per dedicarsi a quell'opera colossale che fu, e rimarrà, l'illustrazione del Decamerone, promossa e pubblicata dall'Alinari. Sono cento tavole ammirevoli per la sapiente composizione, per il disegno impeccabile, veri quadri: l'artista li eseguì in sei anni di in-defesso lavoro. Il Lessi fu un innamorato della forma. La studiò, la curò, la perfezionò. Prospettico valentissimo, conoscitore profondo di tutti i segreti della tecnica, il suo pennello conobbe le sfumature e le morbidezze più delicate. Sebbene egli vivesse in un'epoca di rivoluzioni artistiche, rimase sempre indipendente, senza seguire la moda e il vario gusto del pubblico. La sua probità, la sua riservatezza, il suo disinteresse gli impedirono di godere quella popolarità che avrebbe meritato. Anche il fratello suo Giovanni fu pittore di qualche merito.

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