Nato a Verona il 21 aprile del 1827 e morto a Roma il 31 marzo 1902. Dopo aver frequentato per tre anni il ginnasio presso il seminario vescovile di Verona, entra nell’Accademia Cignaroli della stessa città dove ha come maestro, dal 1842, Giovanni Caliari, che lo avvia allo studio della figura. Dal 1845 frequenta per due anni l’Accademia di Venezia. Nel 1848, durante la prima guerra d’indipendenza, si rifugia a Bologna per sfuggire alla coscrizione austriaca. Nel 1849 ritorna a Verona e qui - salvo un viaggio a Milano nel 1851, durante il quale entra in contatto con Domenico Induno - soggiorna fino al 1853, quando, con l’intento di aggiornarsi e per sottrarsi alla persecuzione della polizia austriaca, si reca a Firenze con una lettera di raccomandazione per il pittore e restauratore Gaetano Bianchi e per il pittore del Granduca di Toscana Giovanni Signorini, padre di Telemaco. Con quest’ultimo e con Odoardo Borrani stringe subito amicizia, entrando a far parte di quel gruppo di artisti macchiaioli che si riuniva prima al Caffè dell’Onore in Borgo La Croce e poi al caffè Michelangiolo. Nel 1854 presenta all’Esposizione di Belle Arti di Firenze tre ritratti e un quadro di genere (Vendemmia in Toscana o L’uva malata); l’anno seguente, alla Promotrice fiorentina, altri quattro dipinti di genere (La disdetta di casa, Il magnetismo, La miseria, Una confidenza). La sua pittura, in un primo tempo impostata su soggetti di genere accademici - ambientazioni d’interni con figure in costume, ritratti e vedute - tra il 1854 e il 1858 passa al gusto chiaroscurale di ascendenza macchiaiola: ne sono un esempio L’Abbandonata, premiata nel 1858 alla Promotrice di Firenze e lodata da Diego Martelli, Porco nero contro il muro bianco (1859), lodato da Fattori, I novellieri fiorentini del XIV secolo (1860), acquistato dal re alla Prima Esposizione Nazionale di Firenze, ora alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze. Aderiscono pienamente alla cultura macchiaiola le scene di vita rurale e quotidiana dipinte sul vero a Viareggio, dove soggiorna dal 1856 al 1861 (Viareggio, Contadine, Alla fonte), nella campagna toscana di Montemurlo, presso Prato (Porcile, Donna con un porco contro il sole, Case a Lerici, 1858) e nel Golfo della Spezia, dove lavora nel biennio 1859-1860 con gli amici del caffè Michelangiolo, in particolare con Cristiano Banti e Signorini (Viareggio, 1859; Case a Lerici, 1858; Studio di donna a Montemurlo, 1861 circa; Castiglion Fiorentino, 1862 circa: tutti e quattro alla Galleria Nazionale d’Arte moderna di Roma; Cave a La Spezia, Nuvola, Cortile rustico, Firenze, Galleria d’Arte moderna di Palazzo Pitti; Avanzi della chiesa di San Pietro a Portovenere, 1860, collezione privata). Con Banti si spinge fino a Napoli e poi, all’indomani della battaglia (giugno 1859), a Solferino e a San Martino, traendone appunti a matita o ad olio (Reminiscenze nelle vicinanze di San Martino). Sempre nel 1859 espone alla Promotrice fiorentina quattro opere. Nel 1861, sempre con il Banti e il Signorini, si reca a Parigi, dove ha modo di conoscere le opere di Decamps, Troyon e Corot. Tornato a Firenze nello stesso anno, espone il già citato e apprezzato I novellieri fiorentini del XIV secolo e alcuni paesaggi alla Prima Esposizione Nazionale (tra i quali Ferriera nella Versilia), mentre a Torino ottiene un certo successo un dipinto che replicherà in anni tardi, Le monachine. Alla Mostra fiorentina del 1863 espose cinque dipinti, tra i quali Barca a rimorchio, Mattino nei dintorni di Firenze e Crepuscolo. Nel 1863 si trasferisce a Parma, ospite del pittore Cecrope Barilli, e lì si sposa con Adelaide, con la quale dal 1870 si stabilirà definitivamente a Roma, su invito di Nino Costa. Con quest’ultimo e insieme a Onorato Carlandi, Ettore Roesler Franz, Mario De Maria e Giulio Aristide Sartorio fonderà l’associazione “In Arte Libertas” (1886). Segue un decennio di peregrinazioni: nel 1870 è a Venezia, dove si lega in amicizia al pittore olandese Willem Martens, nel 1873 è a Castiglioncello con Federico Zandomeneghi, nel 1874 è di nuovo a Venezia, nel 1875 è a Amalfi, nel 1876 è a Capri con Nino Costa. Nel 1876 è tra i soci fondatori della Società degli acquerellisti, tecnica sperimentata già negli anni fiorentini nella quale si specializza facendosi apprezzare, tra gli altri, da Gabriele D’Annunzio e riscuotendo inoltre un particolare successo a Londra, dove ritorna nel 1881 e 1882 e dove espone quasi annualmente dal 1874. Negli anni 1881-1888 soggiorna ripetutamente a Castiglioncello, presso Diego Martelli. Rimasto semiparalizzato nel 1893, muore a Roma il 22 marzo 1902. Le sue opere – presentate alle principali esposizioni italiane e estere, quali Londra, Glasgow, Edimburgo, Amsterdam, Saint Louis, Parigi e Monaco - sono conservate in molte collezioni pubbliche e private, tra le quali, oltre a quelle già citate, il Museo Revoltella di Trieste (L’invalido napoleonico che ricorda le sue passate memorie o Il legionario napoleonico, 1856), il Museo Fattori di Livorno (L’addio, 1858), l’Azienda Ospedaliera di Verona (Il giovinetto Goldoni tra i comici nel suo primo viaggio da Rimini a Chioggia, 1858), il Museo Civico di Castelvecchio di Verona (Vita tranquilla), la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze (oltre alle opere già citate, Palestrina, 1859; Pia dei Tolomei condotta al castello di Maremma, 1860; Rovine a Portovenere, 1863; Un bagno fra gli scogli, 1868; Venezia (Chiesina chiusa), 1868; Effetto di sole, 1868-1872; Nettuno, 1872; Strada a Palestrina, 1879), la Galleria Civica d’Arte Moderna di Milano (Scena medievale, 1861), nei Musei Civici di Milano (Monachine in riva al mare, acquerello, 1869), la Galleria d’Arte Moderna di Torino (Donna alla finestra e Marina), la Raccolte Frugone di Genova Nervi (Spiaggia a Viareggio, 1865), l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova (Il portico di San Zeno a Verona, 1867), la Galleria d’Arte Moderna di Roma (La neve in Ciociaria (o Rocca di Papa),acquerello, 1886; La fattora del convento, acquerello, 1887; Sul far del giorno, acquerello, 1890), l’Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma (C’era una volta una chiesina in riva al mare) e il Museo Ricci Oddi di Piacenza (Donne sul ponte a Venezia, 1869).

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