Nato a Pavia il 10 aprile 1837 e morto a Milano il 10 giugno 1878. Dal 1848 al 1852 frequenta la civica scuola di pittura di Pavia diretta da Giacomo Trécourt. Qui ha come compagno di studi Federico Faruffini e ha modo di conoscere uno dei maggiori pittori lombardi dell’Ottocento, Giovanni Carnovali detto il Piccio, intimo amico di Trécourt. Per un anno (1848-1849) segue anche la scuola di disegno, nudo ed incisione diretta da Cesare Ferreri. Nel 1852 si trasferisce a Venezia, dove nello stesso anno s’iscrive all’Accademia di Belle Arti. Nella città lagunare ha modo di studiare la pittura veneta soprattutto del Quattrocento e del Cinquecento e del tardo Tiziano. Ottiene numerosi riconoscimenti scolastici e uno stipendio triennale da parte del governo austriaco. Nel 1859, per evitare la coscrizione militare austriaca, si reca nello Stato sabaudo, a Gropello Cairoli. In quello stesso anno si trasferisce nella Milano liberata, dove espone alla mostra annuale dell’Accademia di Brera il dipinto Un falconiere nel XVI secolo (Milano, Galleria d’Arte Moderna). S’iscrive alla scuola di pittura della stessa Accademia, diretta da Giuseppe Bertini. Qui continua lo studio degli antichi, si esercita nel ritratto e, sull’esempio di Hayez, docente di pittura a Brera insieme al Bertini, affronta tematiche di storia medievale. Sono di questo periodo (1859-1863) i suoi più tipici quadri storico-romantici, come Una visita alla tomba di Giulietta e Romeo del 1862 (Milano, Galleria d’Arte Moderna) e Marco Polo alla corte del Gran Khan (1863, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Dello stesso anno è la seconda versione del Falconiere (Milano, Galleria d’Arte Moderna). Mentre completa il tirocinio accademico, inizia la sua collaborazione come illustratore di testate umoristiche; più tardi eseguirà anche disegni per litografie, figurini di moda e testate di giornali, miniature su avorio e alcuni frontespizi per le edizioni Ricordi. Dal 1863 comincia a frequentare il gruppo di artisti, letterati e musicisti “scapigliati”, tra cui il pittore Daniele Ranzoni, lo scultore Giuseppe Grandi e il musicista Arrigo Boito. Tra le opere di questo periodo si ricordano la Tradita (1866, collezione privata), Idillio, esposto a Brera nello stesso anno (una seconda versione è del 1868), un piccolo gruppo di ritratti (Carlo e Guido Pisani Dossi, 1867, collezione privata; Nicola Massa, 1867, Pavia, Musei Civici; Luigi Perelli, 1867, Milano, Galleria d’Arte Moderna; Emilio Marozzi, 1869, collezione privata). Con Il bacio o I due cugini, del 1870 (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) – ammirato l’anno seguente a Torino e nel 1873 a Vienna - approda alla maniera che contraddistinguerà le sue opere mature caratterizzate da un’intonazione luminosa crepuscolare e da una pittura sfumata e pastosa che dona al quadro la freschezza di un abbozzo. Seguono il Figlio dell’amore (1873), Silenzio amoroso (1873, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) e Attrazione (1874, Milano, Galleria d’Arte Moderna), entrambe in costume seicentesco, Amor materno (1875, Milano, Galleria d’Arte Moderna), Melodia e In ascolto (1874, collezione privata), Giovinetta ammalata (1877, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Sorriso (1878), fino al suo ultimo dipinto noto e il più celebre, L’edera (1878, Torino, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea). Di questi stessi anni sono anche i ritratti più belli e intensi, come quelli di Luigi Luvoni (1872), di Maria Marozzi (1873), di Dario Papa (1874), della Signora Deschamps (1875) e della Signora Curti (1878), tutti e cinque nella Galleria d’Arte Moderna di Milano, di Benedetto Junck (1874, Torino, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea), della Fanciulla malata (1877 circa, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), di Vittorio Grubicy (1877, collezione privata) e di Cletto Arrighi. Nel corso degli anni Settanta si intensifica la sua produzione di acquerelli, tecnica con la quale può liberamente esprimere la sua ricerca luminosa fino a lasciare incerta la forma, come in High Life (1877) e Tenerezze di Ada, entrambi nella Galleria d’Arte Moderna di Milano, o I cuginetti (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Nel 1874 ottiene la nomina a socio onorario dell’Accademia di Brera e, poco prima della prematura scomparsa, quella di direttore della Scuola di Pittura di Pavia. Gli sono dedicate mostre commemorative nel ridotto del Teatro alla Scala (1878) e nella Biennale di Venezia (1912).

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