Nato a Venezia il 10 febbraio 1791, morto a Milano il 21 dicembre 1882. Di padre originario di Valenciennes, fu affidato ad uno zio antiquario, che, volendone fare un restauratore, lo avviò alla pittura. Ricevette la prima educazione artistica dal Zanotti, poi dal Maggiotto e dal Querena, e frequentò l'Accademia di Venezia, discepolo di Teodoro Matteini. Vinto nel 1809 il pensionato di Roma, vi si recò con una commendatizia del Cicognara per Canova. Dopo lunga dimora in quella città, nella quale ebbe modo di conoscere, per non citare che i maggiori, il Camuccini, il Minardi, l’Ingres, e breve soggiorno a Firenze e a Napoli, tornò nel 1817 a Venezia ed infine si stabilì a Milano. Nel frattempo, nel 1812 aveva vinto col Laocoonte il gran premio di Brera. A Milano ferveva la lotta fra classici e romantici, capeggiati i primi da Luigi Sabatelli, e l'Hayez, ancora sotto l'influsso del Canova, in un primo tempo si mantenne fedele alle forme della paludata classicità, come nell'Alcibiade sorpreso nel gineceo da Sacrate, eseguito nel 1819 per commissione di re Murat. Ma quando a Brera l'anno dopo espose il suo primo quadro storico, Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri a Pontremoli, i romantici lo acclamarono subito loro caposcuola. Tuttavia la critica moderna ha rilevato che questo romanticismo era più nei temi da lui prescelti che nella sua pittura. Egli dipinse poi: per commissione del conte Arese, Il conte di Carmagnola; La patrìzia veneziana Gradenigo davanti agli inquisitori di Stato, ordinatagli dalla contessa Maffei per ornare il suo salotto, e nel 1823 l'Ultimo bacio di Giulietta e Romeo, considerata, per allora, l'opera più significativa del romanticismo italiano. Il Manzoni, il Grossi, il Berchet, il Pellico gli furono amici, e spesso gli suggerirono temi per dipinti, quali: I vespri siciliani, attualmente nella Galleria d'Arte Moderna di Roma; I due Foscari, nella Galleria d'Arte Antica e Moderna di Firenze; I profughi di Parga, proprietà Accetti di Milano; La sete dei Crociati; Imelda; Maria Stuarda; Vittor Pisani; Venere che conduce Elena al letto di Paride. Dal 1822 l'artista fu aiuto del Sabatelli a Brera, e nel 1850 lo sostituì come titolare. Fecondissimo e instancabile, lavorò fino a veneranda età, impersonò per lunghi anni l'Accademia milanese e fu per mezzo secolo l'idolo del pubblico. La sua arte è dolce, soave, serena come la Venezia in cui era nato; da alcuni tacciata di non essere scevra da certa qual freddezza présa dai classici, ma sempre squisita, accurata e armoniosa. Eccelse nei ritratti, specialmente in quelli femminili, ai quali seppe dare una sensuale finezza, che gli venne a lungo invidiata. Si conservano di lui quattro Autoritratti, dipinti rispettivamente nel 1822, 1848, 1862, 1878, e i ritratti dei personaggi più famosi della sua generazione: Alessandro Manzoni; Teresa Borrì Manzoni; Antonio Rosmini; Massimo d'Azeglio; Cavour; Gioacchino Rossini; Ugo pascolo; Carlo della Bianca; il pittore Vitale Sala, tutti e nove nella Pinacoteca di Brera; Pompeo Marchesi; Matilde Juva Branca, e un altro ritratto di Alessandro Manzoni, nella Galleria d'Arte Moderna di Milano; La principessa di Sant'Antimo, nel Museo San Martino a Napoli; Il conte Cristoforo Sola Cablati, appartenente ai conti Sola di Milano; La contessa Litta Bargia, di proprietà del marchese Modignani di M lano; Don Giovanni Morosini, di proprietà dei conti Casati-Stampa di Milano; Ritratto di ignota, nella raccolta del pittore Carezzi di Milano; Testa di donna, esposta a Milano nel 1934 ed oggi nella collezione Turri di Milano; Ritratto di prete armeno. Si ricordano inoltre di lui: Betsabea al bagno, Ultimi momenti del Doge Marin Fallerò sulla scala detta del Piombo, Odalisca, Francesco Foscari obbligato alla rinunzia del dogato, La desolata e Fiori, tutte conservate nella Pinacoteca di Brera; La distruzione di Gerusalemme (bozzetto a dise¬gno acquerellato), nella Galleria d'Arte Moderna di Milano; Bagnante; Caterina Cornaro e il Messo veneziano, proprietà dell'Accademia Carrara di Bergamo; Le veneziane e Martirio di San Bartolomeo, proprietà dei conti Negroni-Prato Morosini; Battesimo dei primi cristiani; Rinaldo ed Armida, nella Galleria di Venezia; Ulisse alla corte di re Alcino, nel palazzo Capodimonte; Atleta e Commiato, nell'Accademia di San Luca a Roma; La battaglia di Magenta; L'assedio di Patrasso. L'Hayez eseguì anche affreschi nella volta della sala da pranzo del Palazzo Reale di Milano, commissionatigli dal conte Mettermeli, raffigurandovi il Trionfo d'Igea, e due lunette nel Museo Vaticano Chiaramonti. Lasciò le sue memorie, che furono pubblicate a cura dell'Accademia di Brera. Eseguì anche un'incisione, l'Allegoria, raro esempio di acquaforte bulinistica, incisa nel 1821 all'epoca del Vespri siciliani, timido saggio dell'inizio della storia dell'acquaforte in Lombardia. Fu reputato litografo. Insieme con Appiani e Fontanesi è l'esponente della nostra litografia ottocentesca. Adoperò la matita, talora con vivace libertà, tal altra con gusto manierato e raffinato. Illustrò l'«Ivanoe» di W. Scott (in cui inserì l'Autoritratto, suo capolavoro) e i «Lombardi alla prima Crociata» di T. Grossi. Nel 1883 fu allestita all'Accademia di Brera una grande retrospettiva delle sue opere; nel 1890 Milano gli dedica un monumento (opera dello scultore Francesco Barzaghi), collocato nella piazzetta di Brera e, nel 1934 fu allestita, al Castello Sforzesco, un'altra grande esposizione (quasi un centinaio di opere) di suoi dipinti. Fra i suoi allievi ebbe: E. Amus, A. Appiani junior, Giuseppe Ariassi, C. Arienti, G. Arlassi, Angelo Bacchetta, A. Barzaghi Cattaneo, C. Belgioioso, L. Bianchi, A. Bisi, Emilio Borsa, Pietro Bouvier, F. Brambilla, G. Brunati, F. Carcano, G. Castoldi, A. Cattaneo, E. Crespi, F. Didioni, A. Dovera, A. Focosi, L. M. G. Galli, D. Induno, A. Inganni, Achille Lampugnani, S. Lo Forte, E. Magistretti, Giuseppe Mazza, Giuseppe Mazzolani, F. Monteverde, A. Moro, Angelo Pietrasanta, G. Porta, G. Puricelli, Al. Rinaldi, Gius. Riva, Ferd. Rossaro, B. Ticozzi, F. Valaperta, L. Valtorta, B. Verazzi, A. Zanoni. Rimasero influenzati anche P. Fabris, L. Sampietri ed altri.

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