Nato a Savona l' 11agosto 1853 da genitori piemontesi, morto a Milano il 21 giugno 1919. Ad Alessandria, mentre era giovinetto, si applicava in una bottega d'artigiano a lavori di disegno ornamentale e decorativo. Più tardi, a Milano, apprese l'arte della pittura da Giuseppe Bertini all'Accademia di Brera. La prima affermazione l'ebbe a Roma, nel 1883, col quadro storico Un trionfo del Cristianesimo al tempo di Alarico, quadro tuttora conservato nella raccolta del principe Borghese, e col Ritratto del signor Bernasconi. L'anno seguente, all'Esposizione di Torino, potè confermare il successo romano col dipinto Pittore in erba. A trent'anni raggiungeva così una giusta notorietà che rapidamente s'accrebbe per i progressi che il giovine pittore dimostrava esprimendo sempre più dalle sue tele una forte personalità. La tecnica e il temperamento di Tallone ebbero una continua illuminazione critica ed illustrativa nelle esposizioni tanto italiane che straniere, da lui attivamente frequentata. Nel 1885 fu nominato professore di pittura all'Accademia Carrara di Bergamo; egli dimorò per quattordici anni in questa città, e tenne anche la direzione dell'istituto. Alle cure dell'insegnamento seppe armonizzare in quel tempo una operosa attività pittorica. È questo il periodo della più ampia e completa fioritura del suo lavoro espresso nella vigoria degli anni maturi ed affermante una delle più potenti individualità artistiche del tempo. Nel 1908, al Ritratto della signora Giannina Castelli, esposto alla «Permanente» di Milano, venne assegnato il Premio Principe Umberto. Nel 1899 era stato nominato successore del suo maestro Bertini alla cattedra di pittura dell'Accademia di Brera, e per vent'anni vi insegnò con attento amore e sicuro magistero d'arte fino agli ultimi giorni della vita. La maggior parte della produzione talloniana è costituita dai ritratti. Anche nei pochi quadri di genere, come La massaia; II frate cuoco; La maternità; Il beone, egli ritrasse i personaggi col rilievo tipico delle caratteristiche proprie del ritratto. Come paesista, Cesare Tallone ebbe anche un suo spiccato valore di tecnica e di proprietà. Vespasiano Bignami, in occasione della mostra postuma nel 1921, così ne parlò: «Non bisogna pensare a Tallone solo ritrattista, ma egli è anche forte paesista; anche in questo ramo dell'arte sua si può notare l'aristocrazia della tinta, la scioltezza della pennellata rapida, la sicurezza della forma, il senso dell'aria e della luce. Nelle sue opere più sentite e profonde, egli raggiunge l'altezza dei grandi antichi e di queste opere dobbiamo principalmente tener conto nel valutar il merito del loro autore; a queste dirigere una speciale attenzione, da queste dedurre che egli ci ha lasciato un magnifico esempio di robusta salute estetica ». Per il Tallone dipingere era un bisogno fisico. Teneva a rappresentare il vero con tanta evidenza da gareggiare con l'evidenza del vero stesso. Quando si poneva davanti ad una figura viva per ritrarla, egli realizzava sempre un'opera poderosa di rappresentazione pittorica: meglio ancora se, invece di un ritratto di commissione, si trattava di una di quelle figure che egli sceglieva fra i tipi che più eccitavano la sua fantasia. Resta la sua opera come una pietra miliare, in opposizione al romanticismo, al simbolismo, all'idealismo e a tutte le influenze che hanno data tanta varietà alla pittura italiana alla fine dell'ottocento. Alcune sue opere più note sono: Una pia donzella difende dalla rapacità di un Goto gli arredi sacri affidati alla sua custodia, collocata nella Pinacoteca di Brera; Studio di nudo; Ritratto di Natale Valtorta; di Daniele Lavati; di Angiolo Galimberti e la citata Massaia, tutte nella Galloria d'Arte Moderna di Milano; Ritratto muliebre, nella raccolta del maestro Gallini; La Maddalena, in quella del cav. Giovanni Bianchi; Il ritratto di Cesare Maironi, proprietà del cav. prof. Arturo Bertoli di Bergamo; Sponda bresciana del Lago d'Iseo; Altipiano di Bossico; Valle Seriana; Stalla Pontina, quest'ultima nella raccolta del signor Luigi Florio di Milano; Studio per una Cleopatra, proprietà del signor Banzanici ; Pagliaccetto, nella collezione Berizzi di Bergamo. Due suoi ritratti sono esposti nella Galleria d' Arte Moderna di Roma e altri due sono nella quadreria dell'Accademia Carrara di Bergamo; I cugini (tela non ultimata) e il ritratto del Pittore Raffele, sono nella Galleria « Ricci Oddi » di Piacenza; Una testa di donna; Il ritratto della figlia Teresa e quello di Luigi Bernasconi, collocate nella Galleria «Paolo e Adele Giannoni» di Novara.