Nato a Poggio a Cajano (Firenze) il 29 luglio 1883, morto a Roma il 31 maggio 1925. Studiò un po' all'Istituto Fiorentino di Belle Arti, e molto da solo, visitando musei ed esposizioni, ed assimilando, con la sua sensibile anima, la gioia piena del colore, che si esprime in modo diverso, ma non opposto, dai veneziani ai francesi. E appunto questo grande amore per il colore festoso, per le trasparenti chiarezze, per la luminosità solare, è in tutta l'opera sua, senza che vi trasparisca la tormentosa ricerca che caratterizza la pittura di quasi tutti, anche dei migliori, impressionisti. La sua pittura è aperta, ridente, e riassuntiva; impressionista, veramente, non per volontà, ma per istinto. È un pittore superiore al suo tempo ed al suo ambiente, importante perchè visse ed operò in un momento di sintesi dell'800 e di apertura del secolo successivo. « Egli ha della vita che alimenta la sua pittura — scrive Enrico Somare — una visione doviziosa ed intima, che abbraccia liricamente le cose e le persone familiari al suo cuore ed al suo sguardo, gli aspetti consueti dell'intimità domestica, traducendosi in una serie di raffigurazioni e di composizioni abbondanti, forse un poco uniformi e monocordi, ma sorridenti di pittura schietta». Lo Spadini visse fino al 1910 a Firenze; vinto in quell'anno il concorso per il pensionato nazionale per la pittura, si stabili a Roma, dove rimase sino alla morte, dipingendo sempre. Partecipò, ma non molto, alle diverse esposizioni romane e fiorentine, e, nell'estate 1918, tenne una mostra personale alla Casina Valadier a Roma; nel 1924 alla Biennale Veneziana ebbe una sala personale, dove espose, fra le altre, le seguenti opere: Bovi; Le tre età; La Signora Spadini in giardino; Gallinacci; Mosè ritrovato; Viale di Villa Borghese; Lillo addormentato; Andrea col gatto; Paesaggio; Ritratto di Maria piccola; Albero; Ritratto del pittore e della moglie. Molti altri suoi lavori sono in gallerie statali e private d'Italia; alcuni a Parigi, a Buenos Aires, a Lima nel Perù. Fra i principali, si ricordano: Ritratto della madre (1906); Ritratto della figlia Maria; Bambina tra i fiori (1914); Bimbi al sole (1915); Mattino (1918); Anna che legge (1918), tutti appartenenti all'avv. Emanuele Piano di Roma; Torso di donna (1909), di proprietà di Alberto Figueroa di Buenos Aires; Il libro (1912); Mamma e bambino (1913); Paese; Il libro; Ritratto della signora Signorelli con la figlia; Il sonaglio; Il giardino del lago; L'autoritratto; A Villa Borghese (1913), appartenenti al dott. Angelo Signorelli di Roma. Ragazzi che studiano (1918); Piccoli pescatori (1922) e Ritratto della moglie, appartenenti all'avvocato Renato Gualino di Torino; Ritratto della fidanzata, nella raccolta del grand'uff. Ambrogio Molteni di Milano; Alberi a primavera e Paese, nella collezione dell'avv. Ghi-glione a Milano; Bambini e pesci; Bambini e fiori; Il bricco del caffè, nella raccolta del sen. Olindo Malagodi a Roma; La famiglia del pittore De Carolis e Bambino in culla, collocati nella Galleria d'Arte Moderna « Ricci-Oddi » di Piacenza.

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