Torello Giovanni Battista Ancillotti nasce il 7 novembre 1843 a Montepulciano da Domenico e Fortunata Fontani. Apprendista nella bottega del padre ebanista, frequenta all'Accademia di Belle Arti di Firenze i corsi del Pollastrini, dove ha come compagni di studio Cannicci, Cecconi, Cecioni e soprattutto Vinea, di cui diviene amico. Prende parte come volontario alla seconda (1859) e alla terza guerra d'indipendenza (1866); nel frattempo è insignito di medaglia d'argento per il concorso di figura dell’Accademia di Belle Arti di Pisa (1863), dove si era trasferito con la sua famiglia. Congedatosi definitivamente dall’esercito, nel 1870 sposa a Napoli Demetra Corgialegno stabilendosi definitivamente a Firenze; gli nascono tre figli: Luisa, che morirà all’età di nove anni, Demetrio e Beatrice. Dopo essere stato impiegato alla Biblioteca Nazionale di Firenze nel reparto di stampe e araldica, si distingue nel campo delle arti figurative sotto l'influenza dei macchiaioli e di Fattori – quest’ultimo sarà maetro della sua figlia minore, Beatrice - che frequenta al Caffè Michelangelo. Nel 1877, lasciata la famiglia a Firenze, si trasferisce in Francia, a Rouen. Qui si innamora della Contessa di Barr e inizia un'intensa attività artistica come pittore di genere, acquerellista e scultore. Già nel 1879 espone al Salon di Parigi, dove sarà presente sino al 1892 (esclusi gli anni 1880, 1887 e 1890); nel 1883 partecipa all'Esposizione Universale di Amsterdam, ottenendo la medaglia d'oro con la scultura Chef de bande. Nel 1886 si stabilisce a Parigi con la famiglia. E’ richiesto dall’alta società; diviene amico di Guy de Maupassant e di Medardo Rosso, che aiuta e incoraggia. E’ nominato membro della giuria per l'Italia (Sezione Belle Arti) all'Esposizione Universale del 1889, alla quale anch'egli partecipa con oli, acquerelli e scultre, tra cui il delicatissimo Rêverie (Rougeurs de soir), donato dagli eredi alla Galleria d’Arte Moderna di Firenze. Sino al 1893 dimora a Parigi, esponendo per l’ultima volta un ritratto alla Galèrie Georges Petit. La nostalgia per la patria, la necessità di seguire gli studi dei figli e la promessa della cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti lo inducono a ritornare a Firenze. Qui partecipa alle Esposizioni Annuali della Società delle belle Arti e, nel 1896-1897, alla “Festa dell’Arte e dei Fiori”, presentando La Manica (Marina), che De Fonseca (1897) segnala tra le opere notevoli della mostra. Qualche anno dopo, Ancillotti si ammala gravemente e muore a Firenze il 13 giugno 1899. Tra gli acquerelli, i disegni e i dipinti storici di genere che lo affermarono oltralpe, si ricordano: Chez la brocanteuse, presentato all’Esposizione di Lione del 1884 e oggi conservato presso la Societé des Amis des Arts di Lione; Recerche sous l’artillerie, presentato all’Eposizione di Tourcoing nel 1887 e raffigurante un moschettiere in lettura, e La voisine, anch’essa opere in costume seicentesco. Tra le pitture di paeasaggio e le marine, nelle quali fonde la tradizione toscana con inflessioni francesizzanti dai toni eleganti e mondani alla De Nittis, si ricordano alcuni suoi scorci di Rouen, Place de Carrousel, esposto all’Universale di Parigi del 1889, e Plage à Réville. Pratica con successo anche la scultura: opere particolarmente riuscite sono Un pécheur à la ligne, presentata al Salon nel 1881, Chef de bande, presentata all’Esposizione Universale di Amsterdam nel 1883, e l’Amour blessant la Force, esposta al Salon parigino del 1889. Oltre seicento opere di Torello e della figlia Beatrice Ancillotti sono ora custodite alla Galleria d'Arte Moderna di Firenze a Palazzo Pitti, in seguito alla donazione fatta nel 1979 da Maria Goretti, figlia di Beatrice (cfr. M. Goretti, Omaggio a Torello Ancillotti, Bologna, 1989).

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