Nato a Napoli il 23 febbraio 1835 e morto nella stessa città 21 settembre 1920. E’ indirizzato alla pittura di paesaggio dal padre Salvatore, autore drammatico e librettista di opere liriche e pittore di vedute locali. Dal 1853 frequenta all’Accade¬mia di Napoli la scuola di paesaggio di Gabriele Smargiassi e quella del nudo di Giuseppe Mancinelli, specializzandosi in seguito sugli esempi naturalistici di Giuseppe e Filippo Palizzi. Esordisce nel 1855 alla mostra del Reale Museo Borbonico con dipinti che dimostrano l’interesse per una presa diretta dal vero, quali i Crociati che tagliano un bosco (Napoli, Museo di San Martino) e il Paesaggio invernale del 1857 (Napoli, Galleria dell’Accademia). Con l’Unità d’Italia si arruola volontario nella guardia nazionale e approfondisce le tematiche militari. Nel 1861, a Firenze, entra in contatto con i macchiaioli; dello stesso anno sono alcuni soggetti di attualità come il Terremoto di Torre del Greco (Napoli, Museo di San Martino) e, di due anni dopo, Ozio e lavoro, esposto a Napoli nel 1863 e acquistato da Vittorio Emanuele II (Napoli, Museo di Capodimonte). Tra le opere migliori di questo periodo ispirate al verismo sociale si distinguono Chiacchiere in piazza in Piscinula (1865) e la Porta santa (1868), entrambi nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Ghetto (1868, collezione privata) e quell’Incoraggiamento al vizio (1868, collezione privata) che l’artista porta con sé a Venezia, nel 1869, suscitando grande impressione sui pittori veneziani, dal Ciardi al Favretto allo Zandomeneghi. Sono del periodo veneziano alcuni suoi capolavori quali Piazza San Marco (1869, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Nel 1870 si reca a Parigi, dove ha modo di conoscere personalmente Courbet ma soprattutto assimilare la lezione ardita di Géricault, di cui resta un’impressione nella celebre Carica dei bersaglieri a Porta Pia (1871, Napoli, Museo di Capodimonte), tra i suoi primi grandi quadri risorgimentali, dipinto al suo ritorno a Roma ed esposto e ammirato a Milano nel 1872. Accanto alle grandi composizioni storiche, come Il 24 giugno a San Martino del 1883, esposto a Roma in quell’anno (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), affronta tematiche popolari e sociali in aperta polemica alla cultura ufficiale dell’Italia unita. Di questo spirito sono I boscaioli, dipinto a Subiaco nel 1878 (Napoli, collezione del Banco di Napoli, in deposito al Museo di Capodimonte), e le interpretazioni enfatizzate del Covo dei briganti (Roma, collezione C. Bruno) e della Partita a briscola (1887, Napoli, Galleria dell’Accademia di Belle Arti), presentati il primo a Napoli e il secondo a Venezia. E’ del 1893 il grande quadro sulla Battaglia di Dogali (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), risultato di un soggiorno di oltre quattro anni a Massaua, in Eritrea (dal 1888 al 1893), per studiare dal vero il paesaggio africano e i costumi locali. Nel 1900, dopo trentacinque anni, fa ritorno a Napoli, dove è nominato a succedere a Filippo Palizzi sulla cattedra di “pittura di paese e di animali” nell’Istituto di Belle Arti di quella città. Si dedica all’insegnamento fino alla sua morte – escluso qualche viaggio in Sicilia da cui riporta impressioni di paesaggi – riformando l’insegnamento accademico tradizionale con l’esercizio dal vero.

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