Nato a Verona il 28 luglio 1788 e morto a Firenze l’11 settembre 1847. Inizia a Verona l’attività di decoratore di paesaggi e scene teatrali, a tempera e ad affresco, sotto la guida del padre Giovanni, architetto e pittore prospettico-quadraturista; in seguito lavora a Mantova (1811-1815) e poi a Venezia. Spinto dal “gran desiderio” di sperimentare la pittura ad olio nei quadri di cavalletto – come documenta l’interessante autobiografia compilata intorno al 1833 (Raccolte d’Arte del Museo del Castello Sforzesco di Milano) -, si trasferisce a Milano, centro di fermento artistico e culturale. Non riuscendo però a competere con i pittori di paesaggio locali, nel 1819, già trentunenne, decide d’imbarcarsi da Genova per la Spagna: “allestii perciò un piccolo baule in cui, oltre pochi vestiti necessari, ho rinchiuso tutto quello che mi abbisognava per dipingere qualche quadretto”. Il triennio felice trascorso prima a Barcellona, poi a Valencia, Alicante e Madrid, testimoniato dalla fortuna incontrata dai suoi paesaggi e da “qualche vedutina interna della capitale con figurette”, è interrotto dalla guerra civile. Costretto a trasferirsi a Parigi nel 1822, centro capitale nel quale “formicolavano gli artisti in ogni genere”, Canella si propone “a costo di qualunque sacrificio di ricominciare la pittura con altri principi”. Da “manierista indiavolato” quale si definiva ai tempi della sua prima attività veneta, decide di dedicarsi allo studio del vero, ossia di “non copiare che la natura per non essere imitatore di nessuno e crearsi una maniera originale”. Per studiare la natura e “cambiare colorità e modo di fare”, Canella soggiorna un anno e mezzo nella foresta di Fontainebleau e da qui si reca in Alsazia e poi nel Baden (1824-1825), perfezionandosi nel ritrarre dal vero paesaggi, figure e animali. Accanto ad un’infaticabile produzione grafica nei suoi numerosi taccuini di viaggio, realizza sia disegni preparatori ad alcune litografie destinate alla Galerie de son Altesse Royale Madame la Duchesse de Berry (1822), sia delle litografie autografe che invia a Brera nel 1824. In questi anni acquista notorietà per le sue vedute urbane di Parigi, che trovano il consenso di aristocratici, ambasciatori, diplomatici, persino del duca d’Orléans, futuro Luigi Filippo, che gli conferisce una medaglia d’oro, e del primo pittore del re di Francia, François Gérard. Nel 1826 trascorre un periodo in Normandia, scenario di alcune sue marine, e poi in Olanda, dove si trattiene per quattro mesi. A seguito della rivoluzione del 1830 e della conseguente caduta della monarchia borbonica, Canella decide di fare ritorno a Milano nel giugno 1832. Apprezzato alle esposizioni di Brera, inizia una brillante carriera preferendo alla pittura urbana quella di paesaggio, spesso marino e lacustre. Riceve importanti riconoscimenti: rifiuta l’invito a concorrere per la cattedra di paesaggio all’Accademia di Venezia, è socio e poi consigliere ordinario all’Accademia di Brera e socio onorario dell’Accademia di Verona, dove espone con regolarità dal 1834 al 1844. Nel frattempo compie altri spostamenti a Trento e Rovereto, nel 1835, a Vienna, Praga, Pesth, Dresda, Berlino, nel 1837, a Roma e a Napoli, alla fine del 1838. L’11 settembre 1847 la stampa veronese dà notizia della sua improvvisa morte avvenuta a Firenze: “Giuseppe Canella è morto! Il paesista sommo… il grand’uomo che è gloria nostra, anzi italiana…” (“Foglio di Verona”). Le sue opere sono conservate nelle più prestigiose collezioni private e pubbliche, tra le quali, la Galleria d’Arte Moderna di Milano (Torrente in montagna, 1800, Paesaggio con plenilunio o Cappelletta con paesaggio al chiaro di luna, 1800, Lo spuntar dell'aurora nella campagna romana, i piccoli quadretti del 1800: Paesaggio lacustre tra i monti con figurine, Paesaggio con effetto di neve, Paesaggio con contadini e animali all'abbeveratoio, Paesaggio con chiesa in stile gotico con figure a cavallo e sedute, Bosco con macchiette, 1830, Porto con barche, 1830), le Raccolte d’Arte del Museo del Castello Sforzesco di Milano (album di disegni, 1830 circa), la Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti di Brera (Veduta della campagna romana con temporale, 1838-1839, Paesaggio di Lombardia (Veduta di Trento), 1839, Paesaggio di Lombardia (Veduta del Garda), 1841, Veduta del Lago di Garda, 1846, Veduta del lago di Garda, già Veduta del lago Maggiore, 1846), il Museo Poldi Pezzoli di Milano (Veduta urbana con chiesa e mercato, disegno, 1820-1830 circa), il Museo di Milano di Palazzo Morando Attendolo Bolognini (La Corsia Dei Servi di Milano, 1834, Interno della chiesa di San Nazaro durante la predica, 1835), la collezione della Fondazione Cariplo allestita presso le Gallerie d’Italia a Milano (Barconi a Rialto, 1833, Veduta del canale Naviglio preso sul ponte di San Marco in Milano, 1834, Veduta di Sala sul Lago di Como, 1847), i Musei Civici di Arte e Storia di Brescia (Paesaggio con torrente (Fiume Adige), Paesaggio con torrente, Paesaggio con alberi, Paesaggio lacustre con montagne, Paesaggio campestre con mulini e canale, Veduta del Lago di Garda con montagne sullo sfondo, Paesaggio montano, Veduta dell'interno del cortile di un cascinale, Veduta del Pont des arts di Parigi, 1830, Veduta della Senna nei pressi del Pont-Neuf, 1830, Tintorie di Rouen, 1832, Marina con barche, 1833, Marina sulle coste di Barcellona, 1833, due versioni della Veduta della cattedrale di Caen, 1835, Aurora sul mare, 1837, Veduta delle sponde del Sebino, 1837, Una sera con luna sorgente, 1838, Sosta di viaggiatori in Spagna, 1839), le civiche Raccolte d’arte di Palazzo Volpi di Como (Santa Maria Maddalena penitente, ante 1824), l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma (due taccuini realizzati durante il viaggio in Germania, 1837-1838, e lungo il lago di Como, 1838 circa), il Museo di Castelvecchio di Verona (album di disegni).

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