Nato a Venezia il 13 settembre 1842 e morto nella stessa città il 5 ottobre 1917. Studia all’Accademia di Belle Arti della sua città con Federico Moja, per i corsi di prospettiva, e con Domenico Bresolin, per la pittura di paesaggio. Sotto la guida di quest’ultimo, oltre a eseguire copie grafiche e all’acquerello dai veneziani del Settecento, apprende lo studio diretto dal vero. E’ di questo periodo Grappa d’inverno (1866, Galleria d’Arte Moderna di Venezia). Nel 1868 compie un viaggio di studi nel centro e nel sud Italia. A Firenze, provvisto di una lettera del concittadino Federigo Zandomeneghi a Telemaco Signorini, entra nel cenacolo dei macchiaioli del caffè Michelangelo. A Roma stringe amicizia con Nino Costa, del quale si avverte un’ascendenza nella composizione e nei contrasti luminosi nei dipinti di quel periodo (l’olio Tevere all’Acqua Acetose e il disegno Ariccia, entrambi nella Galleria d’arte moderna di Venezia). A Napoli, una lettera di Pompeo Molmenti lo raccomanda a Domenico Morelli, professore all’Accademia di quella città. Qui entra in contatto con il realismo napoletano, in particolare con Filippo Palizzi e le scuole di Posillipo e di Resina. Si devono al soggiorno napoletano una serie di paesaggi di Capri, Salerno e Sorrento conservati nella Galleria Nazionale d’Arte moderna di Roma (Capri e Scogliera a Capri) e nella Galleria d’arte moderna di Venezia. All’inizio del 1869 torna nella città natale. Compie nello stesso anno Il Canale della Giudecca (Venezia, Galleria d’arte moderna), tra gli esiti più alti di questi anni, esposto a Firenze nello stesso 1869. Nel 1874 sposa Linda Locatelli, da cui ha quattro figli; due, Giuseppe (Beppe) e Emma, saranno pure pittori. Dal 1885 si dedica con maggiore intensità ai soggetti di montagna, Paesaggio di Schilpario (1894, collezione privata), Cimon della Pala, San Martino di Castrozza e Raggio di sole (Galleria d’arte moderna di Venezia). Del 1886 è Messidoro (Galleria Nazionale d’Arte moderna di Roma), scorcio della campagna trevigiana considerato il suo capolavoro, premiato nello stesso anno con medaglia d’oro alla mostra di Berlino ed esposto a Venezia e a Nizza nel 1887. Nel 1894 succede a Domenico Bresolin nella cattedra della Scuola di vedute di paese e di mare, che tiene sino alla morte. In questi anni alterna gli abituali soggiorni a Venezia, a Ospedaletto di Istriana, a Quinto di Treviso e a Canove di Asiago, ai viaggi in altre località - ogni anno ritorna a Firenze, Napoli e Capri - e all’estero. Nel 1878 si reca a Parigi e quasi ogni anno visita l’Esposizione internazionale di Monaco di Baviera (da dove raggiunge Berlino). Nel 1910 è a Bruges e a Londra. Nel 1909 la Biennale veneziana gli dedica una mostra personale e, nel 1920, una retrospettiva. Le sue opere, oltre a quelle citate, sono custodite nelle principali collezioni pubbliche e private italiane e straniere, tra cui la Galleria d’arte moderna di Venezia (Il somarello, 1869; Mattino di maggio, 1869; Il Canale della Giudecca, 1869; Contadino, 1872; Donne che si pettinano e Buoi al carro, 1871-1874; Campagna trevigiana, 1883), la Galleria d’arte moderna di Firenze (San Giorgio), la Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma (un’altra versione de Il Canale della Giudecca), la Galleria d’arte moderna di Torino (Dopo il temporale e Marina chioggiotta, entrambe del 1867), il Museo Revoltella di Trieste (Mattino alla Giudecca, 1892) e la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza (Piazza San Marco, 1903).

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