Nato a Livorno il 6 settembre 1825. Studia dapprima con Giuseppe Baldini a Livorno, nella privata Accademia dei Floridi. Dal 1845 si trasferisce a Firenze, dove frequenta prima i corsi privati di Giuseppe Bezzuoli, poi quelli dell’Accademia di Firenze, dello stesso Bezzuoli e del suo aiuto Enrico Pollastrini, dello scultore Benedetto Servolini e del pittore Tommaso Gazzarrini. Qui ha come compagni e amici, tra gli altri, Vito D’Ancona e Silvestro Lega. Nel 1848 si lega al Partito d’Azione diffondendone la stampa clandestina. L’anno seguente assiste all’assedio di Livorno che lascia in lui un’impressione indelebile. Dal 1850 frequenta il cenacolo di artisti anti-accademici del Caffè Michelangiolo. Il primo quadro degno di nota è l’Autoritratto del 1854 (Firenze, Galleria d’Arte Moderna); seguono le due versione dell’Assedio di Firenze, Margherita Pusterla e Ildegonda, esposti rispettivamente alla Promotrice fiorentina del 1856 e del 1857 e 1858, Elisabetta regina d’Inghilterra (1855), Maria Stuarda al campo di Crookstone (1859-1861, Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Con il 1859, dopo il ritorno di Serafino De Tivoli, Domenico Morelli e Francesco Saverio Altamura dall’Esposizione universale di Parigi del 1855, sperimenta la pittura di “macchia”, una nuova concezione naturalistica della resa luminosa al centro delle discussioni artistiche del caffè Michelangiolo. All’estate del 1859 risalgono la serie di piccole tavolette a olio e i disegni raccolti in due album che raffigurano i soldati francesi condotti in Toscana da Girolamo Napoleone Bonaparte. Queste opere, dove mette a punto composizioni basate sulla giustapposizione di macchie di colore nell’equilibrio dei toni e del reticolo disegnativo, sono ammirate da Nino Costa, in visita a Firenze. Partecipa al Concorso Ricasoli per il tema di storia contemporanea, che vince con il bozzetto del Campo italiano dopo la battaglia di Magenta. Nell’estate 1861 si reca sui luoghi della battaglia per studiare gli effetti di luce e d’atmosfera. Il quadro non ancora finito è presentato nello stesso anno alla prima Esposizione nazionale di Firenze (1860-1862, Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Al 1861 risalgono anche il Ritratto della cugina Argia (Firenze, Galleria d’Arte Moderna) e i Fidanzati. Seguono i quadri di battaglia Garibaldi a Palermo (1860-1861), Carica di cavalleria a Montebello (1862, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori), Garibaldi ferito a Aspromonte (1863) e il gruppo di studi intorno al Passaggio del Mincio e alle Fanterie italiane alla Madonna della Scoperta (1864). Tornato a Livorno, tra il 1862 e il 1866 dipinge il Ritratto della prima moglie (1864-1865, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), le Acquaiole livornesi (1865), Le macchiaiole (1865), La rotonda di Calmieri (1866). Nel 1867 si stabilisce nuovamente a Firenze e partecipa al Concorso di Pittura nazionale, vincendo un premio con la redazione monumentale dell’Assalto alla Madonna della Scoperta (1866-1868, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori). Nell’estate di quell’anno è ospite per la prima volta di Diego Martelli a Castiglioncello, dove lavora con Giuseppe Abbati e Odoardo Borrani. Nascono allora i ritratti Valerio Biondi, le Signora Martelli, Diego Martelli a cavallo, Signora all’aperto, Vallòspoli, Matilde Gioli e i suoi cani, Eugenio Cecconi che dipinge, i piccoli studi di paesaggio Pineta di Castiglioncello, Botti rosse, Olivi sulla marina, Ritorno dalla caccia, e le opere più solenni quali Bovi al carro (1867 circa, Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), Raccolta del fieno in Maremma (1871), Maremma, Riposo in Maremma, Tre cavalli bradi in pastura (1872), Cavalli bradi in Maremma, Criniere al vento, Cavalli al pascolo. Nel 1870 il Principe Amedeo ferito a Custoza è premiato all’Esposizione nazionale di Parma. Nel 1872 si reca a Roma per l’esecuzione del Mercato di cavalli in piazza Montanara a Roma, premiato all’Esposizione internazionale di Vienna del 1873, poi perduto in un naufragio durante il ritorno in Italia dall’Esposizione di Melbourne del 1880. Dipinge in questi anni La Vedetta o Il muro bianco (1872), Barrocci romani, appartenuto a Diego Martelli (1873 circa, Firenze, Galleria d’Arte Moderna), Sosta in Maremma, La carica di cavalleria (1873), poi inviato a Parigi all’Esposizione universale del 1878, Campagna romana (1879 circa, Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”), le tre versioni della Posta al campo (una delle quali premiata a Filadelfia nel 1876) e le due versioni del Viale animato (1880-1881). Nel 1875 si reca a Parigi, ospite di Federico Zandomeneghi, con Francesco Gioli, Egisto Ferroni e Niccolò Cannicci, dove studia soprattutto la pittura della scuola di Barbizon e di Corot. Al ritorno è ospite di Francesco Gioli a Vallòspoli presso Fauglia, poco lontano da Castiglioncello, dove dipinge Vallòspoli, anch’esso appartenuto a Diego Martelli (1875, Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Del 1876 inizia a dedicarsi alla vasta tela Quadrato di Villafranca (Battaglia di Custoza), il suo quadro militare di maggior impegno, portato a termine nel 1880 e acquistato nel 1883 per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Del 1880 sono Lo scoppio del cassone (Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna) e Lo staffato (Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Da allora si dedica quasi esclusivamente a soggetti militari (Ritorno della cavalleria, 1888) e campestri, in particolare ai costumi contadini e alla vita dei butteri, sovente in quadri di grande dimensioni. I luoghi preferiti dalla sua pittura sono la tenuta La Marsiliana, presso Albinia, dove dal 1882 è ospite del principe Tommaso Corsini (Il riposo o Il carro rosso, 1885, Milano, Pinacoteca di Brera, Marcatura dei puledri e Il salto delle pecore, entrambi del 1887 ed esposti a Venezia nello stesso anno; Prateria, Principio di una burrasca, Cavalli alla greppia); Varràmista, in provincia di Pontedera, e a Casignano, presso Scandicci, dove è ospite del marchese Paolo Gentile Farinola (Case di contadini, Firenze, Galleria d’Arte Moderna, Aratura, Battitori a correggiato, Bambini nel viale, Pazza, Raccoglitrice di foglie, Tre impressioni); la campagna fiorentina e quella livornese (Sosta alle Cascine, Coperte rosse, Diligenza di Sesto, Crocicchio di campagna); San Piero a Sieve, in Mugello, nelle due ville medicee delle Mozzete, anch’essa dei Corsini, e di Schifanoja, proprietà dei Cambray-Digny; infine, San Godenzo, sempre in Mugello, ospite dell’amico Gustavo Pierozzi (Mercato a San Godenzo, esposto a Roma nel 1883 con il titolo Una fiera di bestiame, 1882, Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Seguono Maremma (1885, Firenze, Galleria d’Arte Moderna), Butteri (1893), Butteri e mandrie di buoi in Maremma (1894), esposto nel 1895 alla I Biennale veneziana, Autoritratto (1894), Mandriana trascinata da un bove infuriato (1900 circa), Cavallo morto (1903). Pratica sovente, anche in quadri di grandi dimensioni, il pastello (Cavallo bianco, 1903 e Maremma toscana, entrambi a Firenze, Galleria d’Arte Moderna; l’Incontro fatale, 1900 circa; Manovre di cavalleria, esposto alla Biennale di Venezia del 1901) e una tecnica mista a carboncino, pastello e acquerello (Bovi nel padule, Pro patria mori, Adua: dopo la battaglia, esposte rispettivamente alla Biennale di Venezia del 1901 e del 1903, Affogato, 1904, Hurrà ai valorosi, 1907, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori, esposto alla Biennale di Venezia dello stesso anno). Dal 1883 si applica assiduamente nell’acquaforte, ottenendo risultati di grande qualità tanto che nel 1900 vince la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi (Bovi al carro: Maremma, 1888). Nel 1888, in occasione della Prima Esposizione di Belle Arti di Bologna, 21 dei suoi fogli sono acquistati per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e altri 6 dal Ministero della Pubblica Istruzione. Dal 1901 al 1905 è membro della Commissione artistica della Calcografia Nazionale di Roma. Ci sono pervenute ben 174 lastre (14 in rame e 160 in zinco), per un totale di 176 incisioni, alle quali si aggiungono altre 8 incisioni forse stampate dall’artista stesso, le cui lastre sono oggi perdute. Stampate regolarmente dall’artista, ne sono state tratte delle ristampe nel 1925, in occasione del centenario della sua nascita (una selezione di 164 lastre ristampate in due tirature di 50 esemplari, presso l’editore Benaglia di Firenze), nel 1958, in occasione del cinquantenario della morte (le stesse 164 lastre con l’aggiunta delle restanti 10 rimaste inedite, per conto della Calcografia Nazionale di Roma), e nel 1970 (unicamente le 10 matrici inedite, presso l’editore Vallerini di Pisa). Fin dal 1869 è nominato professore corrispondente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e dal 1876 è attivo come insegnante; nel 1880 è nominato professore onorario di pittura e assistente di Giuseppe Ciaranfi nell’insegnamento della figura, cattedra che ricopre nel 1893. Trascorse i suoi ultimi anni tra Firenze e Livorno, alternando a lavori di grande impegno, quali il Ritratto della figliastra e quello della sua Seconda moglie, entrambi del 1889, studi di paese e della propria vita familiare (Ritratto della terza moglie, 1905, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori). E’ presente regolarmente alle Promotrici e alle varie mostre nazionali e internazionali: nel 1890 a Colonia, dove ottiene la medaglia d’oro, nel 1896 a Berlino, nel 1897 a Dresda, nel 1900 a Monaco e a Parigi, nel 1904 a Saint Louis, dove è premiato con medaglia d’argento. Nel 1905 compie un viaggio a Padova, Verona, Mantova e Bologna. Muore a Firenze il 30 agosto 1908.

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