SERNESI RAFFAELLO. Nato a Firenze il 29 dicembre 1838, morto all'ospedale di Bolzano 1*11 agosto 1866. Ultimogenito di modesta famiglia, volle per maestro Antonio Ciseri, dal quale apprese l'arte del disegno. Amico del Signorini, del Cecioni, del De Nittis, del Borrani, fu tra i primi macchiaiuoli. Nel 1860, costretto dal bisogno, si mise a far l'incisore, ed eseguì una medaglia per Garibaldi — e per metterla in commercio si recò a Napoli — e un'altra per il Centenario Dantesco. Nel 1861 inviò alla Prima Esposizione Italiana, in Firenze, il piccolo quadro Ladruncoli di fichi; ed esegui Tetti al sole; Sentieri presso Montughi; Vecchie mura e, sulle montagne di San Marcello, in fraterna compagnia del Borrani, dipinse Pastura in montagna, lavoro nel quale diede intera la misura della sua maturità. Nitidezza e precisione di disegno, forza di colore, sereno lirismo, sincerità e ricerca del meglio: ecco le caratteristiche di questo nobile artista, che diede la sua vita per la Patria, quando più gli sorrideva l'avvenire, e la speranza di affermazione era già diventata certezza. Già nel 1859 si era arruolato, ma aveva poi dovuto tornare a Firenze per la recisa opposizione della madre, la quale, avendo altro figlio sotto le armi, aveva diritto all'esenzione dell'ultimogenito. Ma nel 1866 il giovane artista, obbedendo al suo impulso patriottico, si arruolò nelle file garibaldine, avendo a colonnello il Nicotera. A Cimago presso Condino combattè da eroe e fu ferito ad una gamba. Caduto prigioniero degli Austriaci, fu trasferito a Trento e di là a Bolzano, dove si oppose all'amputazione, e quando vi aderì, era troppo tardi. Telemaco Signorini, nel sonetto commemorativo che gli dedicò, riassunse l'ingegno e l'arte dell'amico perduto con questi versi: «Eri un ingegno libero e spaziavi - sempre pei campi, e tanto volentieri, - ci dipingevi poi gli alberi alteri - del Poggio al sol d'estate.... Tutto che il tuo permei potea toccare, - prendeva vita serena e gentilezza, - fosse un piano di fango, o fosse il mare ». Oltre le opere citate, si ammirano di lui: Bovi neri al carro; Lo stagno; Marina a Casti-glioncello di Rossignano, nella raccolta dell'avv. Camillo Giussani di Milano; Raccolta del fieno, in quella del comm. Carlo Clausetti; Raccoglitrici di radicchio, nella collezione del comm. Delleani di Carignano; Studio di paese, nella raccolta Martelli; Strada di paese, di proprietà del pittore Giulio Cesare Vinzio; Pagliai a Castiglion-cello; Le Cascine; Stagno. Aveva dato buone prove del suo valore anche come ritrattista: nell'Autoritratto; nel Ritratto della sia, proprietà del cav. L. V. Bona; nel Ritratto di signora, conservato nella Galleria d'Arte Moderna di Milano; nel Ritratto di Bettino Ricasoli.

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