Nato a Ferrrara il 31 dicembre 1842, morto a Parigi l’11 gennaio 1931. Ottavo di tredici fratelli, riceve i primi insegnamenti di disegno dal padre Antonio, pittore e copista di stile neorinascimentale, e, dall’età di sedici anni, frequenta a Ferrara lo studio dei fratelli Gaetano e Gerolamo Domenichini e di Giovanni Pagliarini. Nel 1862 si trasferisce a Firenze per iscriversi all’Accademia di Belle Arti, dove frequenta i corsi di pittura di Stefano Ussi e di Enrico Pollastrini e il gruppo di amici Cristiano Banti, Telemaco Signorini e Michele Gordigiani che si riunivano al Caffè Michelangiolo. In questo periodo “macchiaiolo” dipinge, oltre che ritratti, anche soggetti paesaggistici. Tra il 1865 e il 1866 si sposta tra Castiglioncello, ospite di Diego Martelli, e Napoli, insieme all’amico Banti (Ritratto di signore che guarda un quadro, Ritratto di Diego Martelli, Il pittore Giuseppe Abbati). Nel 1867 si reca per la prima volta insieme ai nobili inglesi Falconer in Francia: all’Esposizione Universale di Parigi conosce i pittori impressionisti Édouard Manet, Alfred Sisley ed Edgar Degas. Nel 1870 soggiorna a Londra, grazie al sostegno del mecenate William Cornwallis-West, e l’anno successivo si trasferisce definitivamente a Parigi, appoggiandosi al mercante d’arte Goupil. Mentre comincia ad affermarsi come ritrattista, si dedica prevalentemente a opere in costume e vedute urbane (Place Pigalle, Place Clichy): nel Salon del 1874 sono ammirate le opere Les blanchisseus e Pont des Saints-Pères. Dopo diversi viaggi in Germania, in Olanda e in Spagna (1876-1877), abbandona il descrittivismo precedente e raggiunge la sua cifra più caratteristica trattando con spigliatezza il ritratto borghese e i soggetti in movimento. Da questo momento è il massimo rappresentante del ritratto d’epoca, mondano o di rappresentanza: è del 1886 il celebre ritratto a pastello di Giuseppe Verdi (Ritratto di Giuseppe Verdi col cilindro, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). All’Esposizione Universale di Parigi del 1889 presenta otto opere, tra le quali il sopracitato ritratto di Verdi, il celebre Pastello bianco, ritratto di Emiliana Concha de Ossa, nipote dell’ambasciatore del Cile presso il Vaticano (1888, Milano, Pinacoteca di Brera) e l’acquerello Les amis, quest’ultimi premiati rispettivamente con il Gran Prix e la medaglia d’oro e con diploma d’onore. Nel 1890 si associa, insieme a Sisley, Blanche e Rodin, alla Societè Nationale des Beaux-Arts fondata da Meissonier e Puvis de Chavannes. Nel 1892 esegue nella villa Banti di Montorsoli il famoso Autoritratto per la collezione della Galleria degli Uffizi, ottenendo in cambio un calco del Cardinale de’ Medici del Bernini. L’anno seguente, in occasione del galà milanese del Falstaff di Verdi, fa dono al musicista del ritratto ad olio eseguito sette anni prima nello studio di Place Pigalle (Ritratto di Giuseppe Verdi, Milano, Casa di riposo per Musicisti, Fondazione Giuseppe Verdi). Nel 1895 fa parte del comitato di patrocinio della Biennale di Venezia; vi partecipa nel 1897 con il Ritratto di Giuseppe Verdi col cilindro e altre opere; lo stesso anno espone nella galleria Wildenstein di New York. Nel 1900 presenta all’Esposizione Universale di Parigi otto opere, tra le quali i ritratti dell’Infanta Eulalia di Spagna (1898, Ferrara, Museo Boldini) e del pittore statunitense James McNeill Whistler (1897, New York, Brooklyn Museum). Nel 1895, 1903, 1905, 1912 è invitato alla Biennale di Venezia (nel 1895 è nel Comitato di patrocinio). Con la grande guerra è costretto a lasciare Parigi e a soggiornare successivamente a Londra e a Nizza. Dopo la conclusione del conflitto torna di nuovo a Parigi, dove nel 1919 è insignito della Legione d’onore. Nel 1926 è intervistato per la “Gazzetta del popolo” dalla giornalista Emilia Cardona che nel 1929 diviene sua moglie. Muore a Parigi poco più di due anni dopo, nel 1931, all’età di ottantanove anni. Nel 1932 sono riunite in una sala a lui dedicata alla XVIII Biennale di Venezia settanta opere fra ritratti, paesaggi, soggetti di genere e disegni. La sua pennellata rapida e dinamica ha ritratto personalità aristocratiche, attrici e dame dell’alta società: celebri sono i ritratti del generale spagnolo Esteban de Seravalle de Assereto (1867, Valdagno, Collezione Marzotto), i diversi ritratti della contessa Gabrielle De Rasty (tra i quali La contessa De Rasty seduta su una poltrona, 1879, Ferrara, Museo Boldini), di Emiliana Concha de Ossa (o Pastello bianco, 1888, Milano, Pinacoteca di Brera), dell’attrice e soprano Lina Cavalieri (ritratta più volte tra il 1900 e il 1921), del Conte Robert de Montesquiou (1897, Parigi, Musée d’Orsay), del grande drammaturgo francese Edmond Rostand (Ritratto di Edmond Rostand, 1909 circa, collezione privata), della marchesa veneziana Luisa Casati (Ritratto della Marchesa Luisa Casati con un levriero, 1908, collezione privata; La marchesa Luisa Casati con penne di pavone, 1914, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). E poi ancora: quello della Duchessa Nicoletta Grazioli (1901 circa, collezione privata), dell’aristocratica siciliana Donna Franca Florio (1921-1924, Hilton Villa Igiea Palermo), dell’attrice e cantante francese Geneviève Lanthelme (1907, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), di Cecilia Madrazo Fortuny, moglie del celebre pittore Mariano Fortuny (1882, Bordeaux, Musée des Beaux-Arts), del pittore tedesco Adolph Menzel (1895, Berlino, Staatliche Museen, Nationalgalerie), del pittore spagnolo Joaquin Araujo y Ruano (1889, Ferrara, Museo Boldini), dell’attrice francese Miss Bell (1903, Genova, Raccolta Frugone), della duchessa Consuelo di Marlborough con il figlio Ivor Spencer Churchill (1906, New York, The Metropolitan Museum fo Art) e della ballerina francese Cléo de Mérode (1901, New York, collezione Wildenstein).

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